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BIRMANIA E CAMBOGIA di Raffaele Banfi

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Birmania, Yangon - Shwedagon Paya

Un viaggio tra i tesori dell'Umanità

13 ottobre 2006
Notte infernale, umidità elevata, il ventilatore fa rumore e muove solo aria umida, quando lo spengo ci pensano le cicale all'esterno a tenerci svegli e quando terminano le cicale iniziano le persone sulla strada di ritorno dalla Roccia d'oro a far rumore. Sono pellegrini che hanno stazionato dalla sera precedente nel luogo sacro e pian piano s'avviano verso la discesa.
Alle 5,30, con un bussare alla porta della camera, arriva la sveglia che c'invita ad alzarci per andare a vedere il sole che sorgendo illumina la Roccia d'oro. Ci vestiamo ed andiamo, sempre a piedi nudi sulla cima della collina, a quest'ora il marmo del pavimento che ricopre la collina è freddo e scivoloso, bisogna stare attenti a camminare. Il sole nascente è nascosto dalle nuvole, ma pian piano ha il sopravvento ed illumina tutto, il suo calore inizia a togliere la fredda umidità notturna dai vestiti e dalle ossa.
Su un altare posizionato nelle immediate vicinanze della Roccia d'oro, numerosi pellegrini offrono cibo, alcuni di loro lasciano la cima della montagna ed altri ne arrivano, è un continuo via vai di gente.
Rientriamo in albergo, preparo lo zaino per la discesa, colazione e poi si parte; nella discesa incontriamo molti pellegrini che salgono, vicino alle abitazioni/negozi, incuriosito da decine di vasetti, mi soffermo a veder cosa vendono, oltre ai classici souvenir, vi sono molti prodotti della medicina e/o tradizione popolare, ossa di vari animali, oli vari, pozioni, bevande, radici, ogni cosa adatta a curare e/o lenire dei malanni e/o migliorare alcune prestazioni prettamente maschili.
La salita che la sera prima pareva ripida si conferma nella sua realtà, anche la discesa è impegnativa; dopo circa un'ora dalla partenza il gruppo è nella piana di Yatetaung Bus Terminal dove si pagano i portatori delle gerle e delle portantine. Qui la contrattazione non ha mai fine, chiedono sempre di più adducendo mille e mille scuse; il peso della persona, il caldo, la sete, l'umidità ecc, ecc, ma sono solo modi per estorcere più soldi. Questi portatori sono delle insaziabili sanguisughe che si fanno tacere solo mantenendo fermo il prezzo concordato il giorno precedente.
Il gruppo si ricompone, prendiamo un camion e velocemente percorriamo gli 11 km che ci riportano al fondovalle dove ritroviamo il pullman che è stato riparato e partiamo per la città di Bago. Lungo la strada ci fermiamo nel villaggio di Woo, un villaggio di pescatori, posto lungo un fiume, dove possiamo osservare i vari tipi di pesce pescato e le varie fasi della lavorazione e dell'essiccazione.

Si arriva nella città di Bago e ci fermiamo a visitare la Shwemawdow Paya (L145 - M109), anche questa grande pagoda ha 4 entrate, lo stupa centrale interamente dorato con i suoi 114 mt. è il più alto della Birmania; più volte innalzato nel corso dei secoli e più volte distrutto da vari terremoti, oggi appare imponente e mastodontico. Nei pressi dello stupa c'è un museo dove sono custodite delle foto degli anni passati, oltre che preziose reliquie di altri templi distrutti nei secoli.
Fuori dal museo ci sediamo su delle panche posizionate sotto un enorme albero, Sosò ci spiega che i frutti di quell'albero vengono utilizzati dai monaci per tingere di marrone i loro abiti. Infatti gli abiti dei religiosi sono realizzati con pezzi di altri tessuti cuciti tra loro, e per evitare possibili policromie, il tutto viene colorato con la tinta vegetale marrone estratta dai frutti dell'albero, la tinta è talmente forte che copre qualsiasi altro colore.
Proseguiamo il giro della pagoda vedendo cappelle e templi con statue e raffigurazioni della vita di Buddha. Alla base dello stupa è visibile un pezzo della parte terminale, rovinosamente crollata nel terremoto del 1937. Nei templi e vicino allo stupa vediamo delle teche che servono come raccolta delle offerte fatte per effettuare la festa della luna piena, festa dove i monaci pregano ininterrottamente giorno e notte per i donatori delle offerte.
Lasciamo la Shwemawdow Paya e velocemente ci dirigiamo verso la Hintha Gon Paya (L146 - M109)), una pagoda, di origine animista, dove viene celebrata la festa degli spiriti; la tradizione birmana enuncia 37 spiriti, e durante le cerimonie ed i vari rituali, effeminati e donne fungono da medium. La struttura è posta su una collina e sempre a piedi nudi, saliamo verso il tempio, dove una musica assordante e ripetitiva ci accoglie, sono uomini e donne che danzano al suono di quella musica. Proseguiamo e visitiamo la parte superiore del tempio, dove al centro è posto un altare con delle sculture di bronzo dorato che rappresentano 2 uccelli, che sono il simbolo della città di Bago, circondate da una serie di statue di Buddha. Qualche foto all'altare ed al panorama di tutta la città e all'imponente stupa dorato della Shwemawdow Paya; per uscire ripercorriamo la scalinata d'accesso e col pullman ci dirigiamo verso il ristorante per la sosta pranzo; involtino primavera, zuppa con uova di quaglia, pollo, anatra, gamberoni, verdura, frutta.
Ripartiamo per proseguire il giro; alla periferia della città ci fermiamo presso Kyiak Pun Paya (L146 - M108), un tempio con 4 statue di Buddha sedute di schiena, 3 statue sono decorate e la quarta è in rifacimento. All'entrata del tempio alcuni ragazzi travestiti da orso, chiedono delle offerte.

Lasciamo la città e ci dirigiamo verso Yangon, Sosò comunica che la valigia mancante è arrivata presso l'albergo, la notizia mi rende felice, infatti stavo programmando l'acquisto di abbigliamento per proseguire il tour.
Nel viaggio di ritorno a Yangon osservo le abitazioni, alcune sono palafitte fatte con bambù, altre sono palafitte di legno e vi sono pochissime case di mattoni. Ci fermiamo in una fabbrica di vasi in terracotta, un prodotto artigianale caratteristico del luogo, all'interno di un capanno vediamo tutto il processo di fabbricazione dei vasi. Col tornio a mano l'argilla viene modellata ed il vaso assume una forma iniziale, poi viene rifinito a mano; vediamo la lavorazione per arrotondare e per abbellire il vaso. Successivamente per sette giorni, è fatto asciugare sotto una tettoia, infine è posto nel forno per la cottura che dura tre giorni. Nel negozio sono in vendita molti vasi di ogni forma e dimensione, in terracotta semplice o rivestiti con ceramica colorata.
I vasi sono molto utilizzati nelle abitazioni birmane, quelli rotondi sono usati come contenitori dell'acqua dove rimane sempre fresca; i vasi bucati sono utilizzati per i fiori, altri vasi con diverse forme hanno un uso più o meno nobile.
Ripartiamo ed arrivando a Yangon, rientriamo in albergo dove trovo la valigia, un bel bagno, mi rado e mi cambio: indossare vestiti puliti è proprio una bella sensazione. Cena a buffet in albergo, dove con sorpresa troviamo dell'ottima piadina e dei buoni dolci. Dopo cena restiamo un poco nella hall dell'albergo a ripercorrere le esperienze vissute in queste prime giornate, poi andiamo a riposare.

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Dati del viaggio

Un viaggio tra i tesori dell'Umanità

Periodo: ottobre 2006

Destinazione: Birmania e Cambogia

Passaporto turistico

Raffaele Banfi

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